L’Arte Alchemica costituisce da millenni una esperienza di comprensione artistica e cognitiva dei simboli che costellano il percorso di individuazione definito da C.G. Jung come un processo di trasformazione della coscienza razionale dell’Io nella coscienza del Sè.
A differenza dell’Alchimia che implicava per gli adepti una conoscenza metafisica, filosofica ed esoterica dei simboli, configurandosi come scienza della trasmutazione delle facoltà mentali che sfociava nella disciplina della Magia chimica operativa propedeutica per conquistare i poteri dell’intelletto supercosciente (la trasmutazione del piombo in oro), l’Arte Alchemica era caratterizzata, e lo è ancora adesso, da una ciclica preparazione della materia psichica (istinti, pulsioni, libido) da cui estrarre l’introversione regressiva,  la Melancholia, che si manifesta in tre gradi di introversione creativa: psichica (nigrescente), sensoriale (rubescente) e intuitiva (albescente).

Per dirla oggi con le parole di C. G. Jung, l’Arte Alchemica è la via dell’individuazione. “Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare particolarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sè.”
Le vicende eroiche o tragiche narrate dalla mitologia greca, le allegorie dell’arte rinascimentale e le metafore utilizzate dai filosofi/alchimisti per comporre i trattati esoterici del XVI e XVII secolo, descrivono la sofferta transizione dalla coscienza razionale dell’Io alla coscienza del Sè testimone (l’Elixir) che rappresenta la premessa alla manifestazione della funzione supercosciente (la Pietra filosofale) del Sè cognitivo (il Lapis)
Durante il tragitto può infatti subentrare uno stato di spaesamento, di crisi, di alienazione del Sè, di rinuncia al proprio potenziale spirituale a favore di una parte sociale da sostenere, oppure a favore di un significato immaginario trasmesso dalla coscienza collettiva che predispone all’individualismo egocentrico a discapito dell’individuazione creativa.

Le trame del cinema, espressione contemporanea dell’Arte Alchemica, raccontano per metafore l’eterno conflitto psichico tra  i modelli sociali, culturali e morali collettivi e l’aspirazione dell’individuo di esprimere il proprio Sè creativo che rivendica la libertà di agire, pensare e creare autonomamente.
Nel Medioevo l’Arte Alchemica sintetizza le tappe del percorso attraverso le XXII  lame dei Tarocchi, gioco di rivelazione ermetica degli archetipi di trasformazione da assimilare  per giungere alla liberazione dai falsi involucri della Persona e dal potere suggestivo delle immagini inconscie (la via del Folle).
Le formazione dell’Io estroverso termina con l’archetipo della “Luna”, simbolo dell’individuo che inizia l’introversione regressiva nel Sè inconscio (l’Ombra) in cui albergano istinti latenti, pulsioni negate e desideri inespressi, spesso censurati o inibiti dalla prescrizioni sociali, culturali  religiose che modellano i comportamenti, l’autoespressione creativa e la manifestazione del Sè.

Tra il 1180 e il 1390, sulla spinta di movimenti religiosi che inneggiano al ruolo salvifico della Vergine si concretizzano le premesse di una trasformazione della coscienza collettiva che culmina nell’esperienza alchemica di San Francesco, Giotto e Dante e e nello studio dei filosofi arabi e alessandrini, eredi di un percorso di trasformazione  in parte documentato dal “Corpus Hermeticum” di  Ermete Trismegisto.
Tra il 1390 e il 1600 “dilaga” nell’inconscio creativo di artisti e filosofi l’archetipo di Afrodite” che funge da “mediatrice” tra corpo e istinti  (Eros), tra psiche e pulsioni (Amor), tra anima e libido (Hermes) per emancipare l’uomo dall’egocentrismo, dall’irrazionalità e dalla volontà autoaffermativa.
Mentre nell’Accademia di Venezia si studia la teoria degli umori codificata da Galeno, in quella di Firenze, frequentata da Michelangelo e Leonardo, nasce una  nuova forma di “psicologia di Afrodite”  ispirata dalla percezione simbolica (uranica). Sandro Botticelli ne celebra l’avvento dipingendo “La nascita di Venere ” nella sua dimensione estetica e filosofica.
Generata dalla Melancholia, Venere Urania emerge dalla spuma creata dai testicoli di Urano recisi da Saturno (il sacrificio della pulsione estroversa) per indurre la trasmutazione della percezione inconscia che sfocia nella presa di coscenza della realtà psichica (la ninfa Aura) e dell’inferenza dei simboli (Vento Zefiro) che costellano il percorso dell’ individuazione creativa.

Nell’Allegoria della Primavera Botticelli svela invece il processo di sublimazione (Venere Humanitas) in grado di risvegliare le potenzialità evolutive della percezione femminile, fino ad allora censurata ed inibita da prescrizioni sociali e religiose. L’emozione sessuale risvegliata dai sensi (la ninfa Clori) viene introvertita dall’inferenza simbolica  e sublimata sul piano della percezione, dell’immaginazione e dell’ispirazione creativa (Flora) prima di essere trasferita sul piano psicologico (Piacere), simbolico (Bellezza) e spirituale (Castità) e infine trasmutata mentalmente (Hermes) in intuizione logica e translogica (il caduceo)
C.G. Jung afferma che già nella tarda antichità erano noti quattro stadi di integrazione dell’eros femminile (Eva, Elena, Vergine e Sofia) all’interno della coscienza dell’Io, considerato dagli alchimisti un elemento spurio, incompleto, incapace di un reale adattamento alla vita di relazione, incline ad inflazionare l’ego materiale, sociale, intellettuale piuttosto che coltivare la prudenza, la saggezza e la perfezione della vita interiore.

Riprendendo uno schema già rielaborato da W. Goethe, Jung descrive la dinamica evolutiva della coppia “percezione/eros”  (Venere/Eros)
1) Nel primo stadio l’eros biologico-sessuale (Eva) viene elevato al livello estetico-emotivo (Elena), fino a spingerlo, per inibizione, verso le vette elevate della devozione del cuore (Vergine), in tal modo spiritualizzandolo e rendendolo disponibile alla percezione inconscia degli archetipi dell’individuazione (Sofia)

2) Nel secondo stadio l’eros estetico-emotivo (Elena) stimola le potenzialità della psiche di generare i sentimenti dell’anima che sono il fondamento della mitologia, dell’arte e di ogni processo di sublimazione della libido in amore di coppia (Adamo ed Eva), creatività estetica (Elena e Paride), coscienza simbolica (la Vergine e il Bambino) e percezione psicologica dei simboli di individuazione che costellano l’inconscio (Sofia ed Ermete)

3) Nel terzo stadio l’eros creativo-intuitivo (la Vergine del Libro) illumina il processo di analisi dei contenuti inconsci: esperienza dell’Ombra (i recessi della psiche), nascita dell’intuizione translogica (il Bambino) e trasmutazione della percezione delle esperienze del conflitto in rappresentazione simbolica, metaforica e allegorica del percorso di metamorfosi della psiche.

4) Nel quarto stadio avviene la completa sublimazione dell’eros sessuale-spirituale (Sofia) in passione per la Bellezza che permette di “regredire” alle esperienze esistenziali, creative e spirituali di realizzazione del Sè.
L’esperienza della passione e le emozioni del cuore rendono lo sguardo sensibile all’intuizione logica e translogica delle dinamiche conflittuali. La percezione spirituale (la Vergine Madre) dischiude all’esperienza di mortificazione della libido sessuale, creativa e intellettuale e “ressurrezione” nel Sè Supremo (il Gesù risorto degli alchimisti), premessa per  “ascendere” alla percezione supercosciente in grado di recepire gli archetipi dell’intuizione, della comprensione e della conoscenza.

J.Bosch dipinge le “Storie della Passione” all’interno dell’iride dell’occhio e il pellicano al centro della pupilla a voler sottolineare il ruolo salvifico del “sacrificio di sè” che prelude un processo di mortificazione dei desideri, delle certezze e della volontà che segnano le fasi di de-costruzione, de-condizionamento e e de-personalizzazione dell’Io (le tre croci sul calvario).

Annunci