Botticelli."Nascita di Afrodite"

L’ Arte di Afrodite  emerge dalle acque dopo essere stata fecondata dalla spuma generata dai testicoli di Urano recisi dal figlio Saturno, a significare il suo stretto legame con il principio di individuazione uranico che ci conduce a realizzare noi stessi esprimendo i talenti del corpo, le abilità della mente e la creatività dell’anima.

L’espansione delle potenzialità creative, siano esse manuali o intellettive, avviene spontaneamente in ogni individuo che evolve in consapevolezza di sè (anima) e consapevolezza di relazione (animus). Ciò avvenne in modo diffuso tra il 1330 e il 1440, periodo in cui l’attività manuale dell’artigiano si concretizza in operazioni artistiche sempre più perfette dal punto di vista estetico e produttivo, e si stabiliscano i fondamenti dell’arte, non più soggetta alla discrezione del committente, ma pensata ed elaborata dall’artista, al fine di rispondere a  bisogni individuali e collettivi sempre più complessi ed articolati.

Tra il 1440 e il 1550 avviene uno straordinario fenomeno di apertura al  linguaggio simbolico che innesca un processo intuitivo capace di allargare a dismisura l’orizzonte culturale e spirituale dell’individuo che persegue nelle regole dell’arte. Le intuizioni maturate dagli artisti di quel periodo ci rivelano una profonda determinazione a rendere espliciti, attraverso il linguaggio ermetico, la sacralità dell’Universo (Unus Mundus), la natura evolutiva dei sentimenti umani (i moti d’animo), i valori universali della cultura umanistica (Filosofia Perennis)  e i principi spirituali che emergono dalla coscienza dell’artista che compie il processo di individuazione (Kenosis).

E’ evidente, nelle opere di quasi tutti gli artisti del Rinascimento, l’intenzione di raffigurare e rappresentare i molti doni che Afrodite concede a tutti gli individui che rinunciano alla tentazione di razionalizzare  il tempo, le risorse e  gli affetti (l’esilio di Saturno), poichè  la felicità e  i beni spirituali possono essere conquistati ricercando la bellezza in ogni aspetto della vita.

Celebrata nella mitologia per il suo ‘potere divino’ di tradurre le sensazioni in immagini, le emozioni in metafore e i sentimenti in allegorie, Afrodite rappresentava per i greci una “funzione trascendente” che rendeva possibile quell’apertura simbolica in grado di congiungere gli opposti (la percezione di Eros), di sanare i conflitti (l’intuizione di Amor) e di individuare nuove opportunità di crescita e di sviluppo (l’ispirazione creativa e chiaroveggente di Apollo).

Il premio che Afrodite offre agli uomini non è la bellezza fine a se stessa, ma il suo significato simbolico. L’amore e la pace, la prosperità materiale e culturale, lo sviluppo intellettuale e spirituale sono generati dall’Arte di Afrodite “in quanto mediante questa funzione vengono date quelle linee di sviluppo individuali che non potrebbero mai essere raggiunte per la via già tracciata da norme collettive” (Jung, Tipi psicologici, 1921).

Afrodite è una funzione evolutiva che ha nell’amore sessuale la sua forza motrice. Ma il sesso è solo la prima tappa del lungo percorso di individuazione che conduce a realizzare il Sè. La freccia di Eros congiunge gli opposti, la freccia di Amor trafigge i cuori, la freccia di Apollo saetta nell’etere e illumina l’intelletto che non si inchina al potere di Diana Afrodite di generare la realtà, tramite una unica “traiettoria” di senso: percezione, intuizione, ispirazione e immaginazione creativa.

Afrodite è viva e immortale nella percezione delle donne, nell’intuizione degli artisti, nelle opere dei saggi e si manifesta in chi compie la trasformazione dell’energia sessuale in amore, creatività, coscienza di sè e  conoscenza simbolica.