S. Botticelli: "Nastagio degli Onesti"

“Essere posseduti dall’inconscio significa appunto essere dilaniati in molti e molte cose, significa una disiuncto”  (Jung)

La storia dell’umanità dimostra che la maggior parte delle decisioni che motivano l’azione sono suscitate da ‘passioni’ irragionevoli generate da uno schema preordinato dagli istinti, dalle pulsioni e dalla libido di affermarsi o di apparire nel mondo. Per quanto sia stato possibile, nel corso della civilizzazione,  reprimere gli istinti e inibire le pulsioni, è raro che l’individuo sia disponibile a “distaccarsi” dalle “passioni della mente” (la libido) fomentate da immagini, fantasie e modelli di riferimento sociali, culturali e religiosi che influenzano risposte e e comportamenti sociali, siano essi aggressivi o totalmente passivi.

E’ in questo caso che si verifica un “rapporto di minoranza” per cui la percezione simbolica, per quanto abile a prevedere in anticipo le azioni dei singoli e i fenomeni sociali sollecitati dall’inconscio individuale e collettivo, non è in grado, da sola, a “imporsi” sulla coscienza dell’individuo, incapace così di esercitare la libertà di scegliere “le azioni, le parole e le omissioni”  che qualificano il “libero arbitrio” (sindrome di Cassandra)

Infatti, “che una cosa sia no un simbolo dipende innanzitutta dalla coscienza di chi osserva: dall’atteggiamento, ad esempio, dell’intelletto che considera il fatto non solo come tale, ma come espressione di fattori sconosciuti”. (Jung, Tipi psicologici).

La percezione simbolica è sempre connessa alla sensazione di instabilità inconscia a che si avverte quando siamo “investiti” dall’irruzione improvvisa di eventi che non hanno alcuna possibilità di essere indagati dalla razionalità. Cercare di capire il senso di un dramma, di un conflitto emotivo, di una presunta colpa o di un sacrificio, non può che confermare la limitatezza dell’intelletto e genera un senso di impotenza e di angoscia che cerchiamo di rimuovere al più presto. Alcuni ricorrono alla fede, mentre altri ancora rinnegano per “tre volte” di riconoscere la verità oggettiva e si nascondono all’ombra di alibi e dichiarazioni di estraneità.

La lettura simbolica di un evento, di un fatto, come di un’opera d’arte è sempre rischiosa, perchè induce una interpretazione unilaterale del fenomeno. Il simbolo è sempre ambiguo:  porta con sè una duplicità di noto e ignoto, di presenza e assenza, per cui il valore univoco stabilito dall’intelletto di dissolve nell’ambi- valenza del simbolo, “non più quella cosa soltanto, ma quella cosa e il suo altro, testimonianza di un’appartenenza che è insieme tensione verso una distanza ignota e forse mai totalmente percorribile” (U. Galimberti).

La coscienza occidentale è ancora inconsapevole della “potenza di suggestione” insita nell’esercizio religioso, culturale e politico della percezione simbolica, capace di orientare le scelte, e quindi il destino individuale e collettivo, verso soluzioni che si rivelano spesso autolesionistiche e irrazionali.  Il problema è sollevato da Botticelli nel rappresentare la vicenda di Nastagio.

L’artista punta l’indice sull’errore compiuto dalla “coscienza di gruppo” di orientare la percezione in quel senso autoreferenziale che non tiene in debita considerazione i sentimenti, i valori e i principi dell’Altro. Le guerre di religione, il martirio e il sacrificio in nome della fede ideologica, la discriminazione razziale, sessuale, culturale e spirituale testimoniano lo sviluppo della coscienza monocerebrale, per cui anche in politica, luogo della mediazione e della concordanza di decisioni, prevale la “ragion di stato” e si convince l’opinione comune della necessità di sacrificarsi per il bene comune.

Il rifiuto a sentire e stabilire un rapporto di “concordanza” tra gli eventi, i sentimenti e il ripetersi ciclico e ripetitivo degli stessi fenomeni di aberrazione della coscienza e disconoscimento dell’altro, è alla base della costruzione dell’inconscio collettivo, per cui ebrei, cristiani e mussulmani condividono il medesimo errore di ritenersi “interpreti e depositari” della verità assoluta.  Tale rifiuto rappresenta una chiusura  simbolica (disuncto) che comporta il rischio di essere posseduti e “dilaniati in molti” e “in molte cose” dall’inconscio, sia collettivo che personale.

Il destino di un individuo è influenzato dal sistema di credenze, dal tipo di educazione, dalla mentalità di gruppo e dai modelli di coscienza che sono presi in considerazione durante le fasi di costruzione dell’io e dell’inconscio, poichè entrambi i fattori concorrono a formare la struttura omogenea e circolare del Sè.  Il criterio delle scelte, delle decisioni e delle motivazioni in grado di orientare il destino dell’uomo verso la sua autentica realizzazione (individuazione) è in larga misura definito dal tipo di percezione inconscia “costruita” dalla famiglia di nascita e dalla società  che ci spinge a  opporre resistenza a qualsiasi richiesta di “matrimonio” che pervanga da elementi estranei per cultura, tradizione e religione.

Anche la percezione più evoluta è influenzata dal modello di sviluppo dell’Io sociale per cui bisogna riconoscere il legame esistente tra percezione e l’aspetto inconscio al fine di comprendere  il fenomeno corcitivo, ripetivo, ciclico e spesso straziante dell’eterno ritorno delle stesse cose, ovvero degli errori  indotti dalla percezione “dilaniata” dalle sensazioni inconscie (il cane nero) e dalle intuizioni conscie (il cane bianco), assunte come verità assolute e inconfutabili.

L’allegoria di Botticelli invita ad osservare  gli affetti negativi provocati da ogni sorta di rifiuto, resistenza e incapacità  di riconoscere , pur nella diversità  delle apparenze, il  sentimento di concordanza  che ci può salvare dal cadere vittima almeno delle nostre illusioni.