“La realtà non è leggibile in modo certo. Le parole, le idee e le teorie non riflettono, bensì traducono la realtà in modo insufficiente ed erroneo. La nostra realtà non è altro che la nostra idea della realtà.” (E. Morin)
Per gli artisti del Rinascimento c’è solo un modo di “leggere” la Realtà in modo certo: la Percezione. Ma per esercitare le facoltà della percezione, chiamata in gergo “la nostra Arte”, è indispensabile compiere due atti rivoluzionari per la mentalità occidentale: astenersi dall’azione e rinunciare alla pretesa di interpretare e fissare la realtà con leggi, teorie, dogmi, teoremi scientifici, economici, sociologici e psicologici che possono alterare le opinioni, i punti di vista e la visione dei fenomeni nel loro complesso.
La conoscenza oggettiva (ob-jectum, “ciò che sta di fronte”) prende avvio dalla motricità del corpo, dall’azione dell’individuo che non conosce le cose in se stesse, ma dal fatto che, in quanto oggettive, si oppongono all’azione motoria che le interroga. Le cose, le persone, le relazioni e i fenomeni hanno l’effetto di provocare delle risposte che rimangono a disposizione componendo la trama della memoria che ha lo specifico compito di agevolare l’azione successiva, esonerando così l’apparato sensoriale da ulteriori interrogazioni.
L’apparato senso-motorio di ogni individuo, (rappresentato simbolicamente da Botticelli dalla coppia Venere-Marte), a differenza di quello animale che è ereditario, è sganciato dall’istinto e dipende dall’apprendimento. L’azione può essere trattenuta, inibita e trasferita sul piano dell’immaginazione, anche in presenza di stimoli esterni, pressioni pulsionali, leggi e passioni ( i quattro satiri dipinti da Botticelli) che potrebbero scatenare immediatamente la motricità.
Stupirsi, arrossire, paralizzarsi, ridere, piangere, scrivere, disegnare, dipingere, immaginare, sognare e avere fantasie ad occhi aperti sono solo alcune delle manifestazioni più immediate provocate dal contenimento della motricità. Il fatto di poter trattenersi dall’azione rafforza quell’interiorità prima psichica e poi creativa che è il fondamento dell’autocoscienza, principio fondativo di ogni filosofia e spiritualità trascendente la materia.
La mitologia descrive nella vicenda di Venere a Adone il nesso profondo esistente tra interiorità e motricità. L’ una vive del contenimento dell’altra, poichè grazie a questo contenimento è concessa all’uomo la possibilità di una vita prima estetica e poi contemplativa.
Adone è incapace di contenere la motricità eccitata dalle passioni (la caccia), ma soprattutto non si accorge di aver suscitato la gelosia di Marte, il suo rivale in amore, che rivendica di essere l’unico amante di Venere sul piano dello sviluppo senso – motorio delal consapevolezza di sè.
Venere tenta invano di convincerlo a fermarsi, avvertendolo del presagio di morte che infine si compie, inelluttabile destino per chi non apprende l’arte dell’introversione della percezione e non espande le potenzialità della consapevolezza simbolica di selezionare parti ben definite dell’inconscio “astrale” (la donna sezionata da Magritte) in cui si agita l’eterna “evidenza” della gelosia, dell’invidia, dell’eros, della passione e dello sguardo critico che prelude al pettegolezzo e all’imminente “morte sociale”.
“Si dà infatti vita estetica solo là dove il processo sensoriale è sganciato dal sistema motorio, per cui la recezione sensoriale non comporta una immediata attivazione motoria, come invece accade all’animale che per questo è chiuso al mondo della bellezza” (U. Galimberti)
La consapevolezza simbolica è il premio che Afrodite concede a chi sgancia il processo sensoriale dal processo motorio. Tramite l’ Arte, e l’istinto di equilibrio rappresentato da Botticelli da un bastoncino verticale che allude alle polarità di Marte, è possibile stabilire un intervallo di tempo tra la pulsione e la motricità. Marte si addormenta profondamente e “delega” alla percezione di Venere il compito di collegare l’azione compiuta a quella da venire dando consequenzialità all’agire. Il collegamento temporale compiuto dalla percezione è un atto simbolico che anticipa l’azione futura e fa emergere il significato delle cose in rapporto alla realtà.
L’impulso di conoscenza che si esprime nella motricità, nell’andare verso l’oggetto da conoscere (Marte nudo) cede il suo posto alla percezione in azione (Venere vestita) in grado di contemplare le immagini riflesse dalle cose e creare uno “spazio interiore” in cui germina una precisa forma di consapevolezza psichica delle immagini e delle sensazioni ad esse connesse che dischiude all’autocoscienza, all’esperienza estetica e all’esplorazione simbolica della realtà che permane invisibile agli occhi.
Mentre l’azione della percezione definisce l’ambito dell’esperienza, per cui, ad esempio, prima di scegliere un paio di scarpe si selezionano i negozi da visitare, la “percezione in azione” passa ad analizzare tutti i “modelli di scarpe” che si trovano all’interno di quel negozio e di quella particolare sezione dell’esperienza percettiva.
Allo stesso modo funziona la consapevolezza, la comprensione e la conoscenza simbolica delle immagini (le tre dita aperte della mano sinistra di Venere), in grado di selezionare le immagini in base a una specifica conoscenza delle associazioni (le foglie) che legano le sensazioni, le emozioni e i sentimenti con i petali, i fiori, e la frutta raccolte all’interno di un cesto.
Più si espande la capacità di categorizzare le esperienze sulla scorta delle immagini che emergono dall’insconscio, e più diventa efficace strutturare una visione più estesa della realtà, poichè soprattutto nella dimensione invisibile dei simboli che avvengono fenomeni di manipolazione, suggestione e persuasione della coscienza individuale e collettiva.

Quel bastoncino mi porta verso le parole di Eckhart Tolle “the most significant thing that can happen to a human being is the separation process of thinking and awareness”. In nessun luogo come in un dipinto appare evidente come la consapevolezza sia lo spazio spirituale dove esiste il pensiero.