Giorgione: "I tre filosofi"

“L’inconscio è la storia non scritta dell’uomo da tempi immemorabili; la formula razionale può bastare al presente o all’immediato passato, ma non all’esperienza umana che, nella sua totalità, esige quella più ampia visione che solo il simbolo può dare. Se questo manca, la totalità dell’uomo non è rappresentata nella coscienza, e l’uomo rimane un frammento più o meno casuale, una coscienza parziale suggestionabile, in balia di tutte le fantasie utopiche che usurpano il posto vuoto dei simboli”  (C.G. Jung, 1942-1948)

Freud giunge alla scoperta dell’inconscio constatando una “lacunosità nella serie degli atti coscienti” per cui giunge ad affermare  che “lo psichico è in sè inconscio.”  Il fondo psichico e l’inconscio coincidono anche nel “mito della caverna” di Platone per cui, nell’interpretazione di Giorgione,  è necessario l’intervento prima dell’arte simbolica (il filosofo greco), poi della filosofia alchemica (il filosofo arabo)  e infine della scienza ermetica (il filosofo ebreo) per liberare l’individuo dalle “ombre” formate dalle risposte automatiche generate dall’inconscio, per cui la verità appare sfocata, distorta e incomprensibile e manipolata dall’esterno.

Per quanto un individuo si consideri razionale, capace di dominare le passioni e di percepire la realtà dei fatti, è inevitabile che possa  irrompere nella sua vita alcuni eventi casuali in cui solitamente rintracciamo i segni del destino. La ricerca del significato da attribuire a tali eventi (incidenti, malattie ed eventi tragici caratterizzati da coincidenze, fatti e circostanze imprevedibili e imponderabili)  regge formalmente la coscienza occidentale da tremila anni.

Per la tragedia greca il destino si colloca al di sopra degli uomini e degli dei, presenta le sue decisioni come irrevocabili e la serie degli accadimenti che ne derivano come regolati da una necessità così rigorosa da rendere inutile la preghiera degli uomini.

Nulla sembra poter prevedere in anticipo che il “cinghiale bianco”, simbolo della gelosia irrazionale di Marte (il corpo pulsionale) possa “vestire i panni”  della fatalità mortale, del caso imprevisto, della coincidenza assurda e arbitraria, e  uccidere un cacciatore abile e preparato come Adone.

Eppure Venere, simbolo della percezione femminile che evolve “biologicamente” in consapevolezza psichica, sensoriale e intuitiva delle sensazioni corporee e , infine, in percezione simbolica, aveva pre-avvertito Adone di interrompere la battuta di caccia, a significare il nesso decisivo che lega lo sviluppo della percezione al “destino mortale” di ogni uomo.

La percezione non può anticipare la previsione di un evento tragico, poichè il destino è al di sopra di ogni tentativo di razionalizzazione, a meno di non entrare nel contesto esistenziale della colpa e della pena (il Karma), o  della “violenza”  con cui la vocazione spinge al sacrificio dell’Io. (il Dharma)

Dispone invece di un sottile meccanismo intuitivo in grado di  avvertire la presenza di due elementi che possono alterare, insieme o separatamente, la Legge dell’Equilibrio universale su cui si fonda la sicura e prevedibile continuità del tempo lineare che caratterizza la vita biologica.

La forza enigmatica e spesso assurda con cui l’inconscio modella il destino individuale e collettivo è da sempre il campo d’indagine degli scrittori e dei registi. La percezione può avvertire il “fondo psichico” che alimenta l’azione “rischiosa” di un individuo (vedi il film : “La camera del figlio” di Nanni Moretti), oppure guidare l’azione inconscia dell’individuo che, sollecitato dall’istinto di sopravvivenza,  va alla ricerca disperata del libero arbitrio, l’unico elemento in grado di liberare l’essere umano dal potere coercitivo di un destino già previsto e  “annunciato” dall’inconscio collettivo (vedi il film “Minority report”).

C’è un nesso profondo tra inconscio e destino che non può essere compreso dalla razionalità umana, ma solo intravisto e traguardato dalla percezione simbolica ispirata dagli archetipi della “libido maschile”.

Così come la madre avverte nell’irrequietezza psichica del figlio il presagio di una possibile perdita di “autocoscienza” e quindi di “responsabilità” (influsso della libido paterna) che prelude a un possibile incidente, allo stesso modo Venere percepisce in Adone la presenza inequivocabile dell’instabilità inconscia che lo espone a diventare la vittima designata della folle gelosia provata da Marte per il rivale (influsso della libido sessuale).

Ci sono infine i drammi, le tragedie e  i massacri collettivi segnati da vicende religiose, politiche, sociali ed economiche che coinvolgono migliaia di persone in un destino comune, come avvenne per esempio per la diaspora, la persecuzione e la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento, evento che avverte della presenza inquietante dell’inconscio relativo alla razza  e alla spiritualità di gruppo (influsso della libido intellettuale e spirituale).