Statua greca di Venere con satiro ed eros

“Nella psicologia di Aristotele l’organo dell’ aisthesis è il cuore, i percorsi degli organi di senso arrivano lì: è lì che l’anima “prende fuoco”. Il pensiero di quel cuore è intrinsecamente estetico e sensorialmente legato al mondo. Questo legame tra il cuore e gli organi di senso non è semplice sensazionismo meccanico: è un legame estetico. E infatti, in greco, l’attività di percepire o di sentire è aisthesis, la cui radice significa “assumere” e “inspirare” – un rimaner senza fiato, la risposta estetica primaria.” (James Hillmann)

Il processo di individuazione è un percorso che richiede all’individuo di modulare l’azione (Adone) tramite la percezione e di espandere le potenzialità dello sguardo (Venere) di generare l’emozione del cuore (Eros), la risposta estetica primaria in grado di inibire la pulsione istintiva. Se invece l’attività di percepire è orientata alla sublimazione della pulsione, allora Venere è la funzione psichica, sensoriale e intuitiva che avvertendo nella sensazione (il dato percepito) un segnale che stimola l’azione, ha la facoltà di rinviare l’attuazione del processo  stimolo- sensazione- azione sul piano mentale dell’immaginazione.

Se si osserva attentamente il processo di dispersione e frammentazione della sensazioni in immagini, per cui le pulsioni dell’odio, della vendetta, della gelosia e delle passioni in genere (i satiri della mitologia) possono essere convertite, modificate, modellate e infine trasformate in immaginazione simbolica (le fantasie, la mimica, i giochi di parole, i proverbi, le favole, le commedie e le allegorie dell’arte bacchica), è possibile incrementare la “conoscenza di sè” (l’individuazione creativa) nel tempo presente, qui e ora, in quanto attuazione di una trasformazione dell’inconscio in conscio. Tale trasformazione rappresenta di fatto una apertura simbolica.

“Nell’apertura simbolica, infatti, significati consci e inconsci si richiamano vicendevolmente, e in questo richiamo si esprime la funzione trascendente che, di fronte al dato, non si arresta, ma sulla scorta della negatività con cui ogni dato si presenta, procede in cerca della pienezza di senso che significa a un tempo significato e rinvio.” (U. Galimberti, 1984)

L’apertura simbolica è resa possibile dall’introversione della percezione, non più orientata a ricercare piaceri e ricchezza nella vita e perfezione e funzionalità negli oggetti da realizzare (Afrodite Pandemia),  ma diretta a riportare in equilibrio l’organismo biopsicosomatico (Venere Urania) da cui deriva la salute dell’anima (Aura), l’armonia dell’essere nel tempo presente (Vento Zefiro) e la facoltà di dare significato alle esperienze quotidiane (le Ore).

Botticelli dipingendo la nascita di  Afrodite Urania rende espliciti i simboli che descrivono un processo evolutivo fondamentale per lo sviluppo del pensiero estetico: la consapevolezza delle sensazioni. Nata dalla spuma marina fecondata dai genitali di Urano (l’impulso all’individuazione), Afrodite emerge dalle acque profonde dell’inconscio creativo (il cuore) e approda nella dimensione terrestre per rendere concreto e visibile il compimento della trasformazione dell’energia sessuale in energia creativa e spirituale (la lunga chioma collega il pube alla nuca) e la facoltà della consapevolezza psichica di “ammantare” le esperienze con i simboli dell’individuazione (una delle “Ore” la ricopre con un mantello di significati).

Tra introversione della percezione e consapevolezza di sè esiste un legame  indissolubile, estetico e spirituale, che dischiude all’esperienza simbolica in cui avviene un costante richiamo tra l’immagine e sensazione, luce ed emozione, trama e sentimento, mente e psiche (il dito medio si divarica dall’indice).

La percezione uranica, obbedendo all’impulso di individuazione che ci spinge a differenziarci ed esprimere l’originalità e la singolarità del nostro sentire, descrive un collegamento invisibile tra gli “occhi” e  il centro della creatività emotiva ed estetica.

Nel “cuore creativo” (la conchiglia)  le emozioni stimolano la produzione estetica,  mentre la percezione delle sensazioni sinestetiche,  cariche di contenuti psichici, emotivi e mentali,  “sacri e profani”, inducono quell’attività sublime che Aristotele chiamò “aisthesis”, sintesi delle tre funzioni trascendenti di Afrodite (percezione, intuizione e ispirazione) che “infiammano l’anima” e dischiudono alla creatività spontanea e al pensiero del cuore.

James Hillmann descrive il simbolo di  Afrodite Urania con queste parole:

“Con Afrodite a ispirare la nostra filosofia, ogni evento ha il proprio sorriso sul volto e appare in una sua maniera, una sua foggia, un suo stile particolari.  Afrodite dà uno sfondo archetipico alla filosofia della “singolarità”, e consente al cuore di tovare l’ “intimità” con ogni evento particolare in un cosmo pluralistico. Ora, l’organo che percepisce questi volti è il cuore. Il pensiero del cuore è fisiognomico. Per percepire deve immaginare, vedere le fattezze, le forme, i volti – angeli, dèmoni, creature di ogni sorta in cose di ogni genere. Per questo il pensiero del cuore personifica, anima e vivifica il mondo”