Giorgione: "La Tempesta"

Ci porta molto lontano dalla fonte dei simboli ogni ampliamento e rafforzamento della coscienza razionale, il cui prevalere ne impedisce la comprensione. Questa è la situazione odierna, non si può invertire il giro della ruota e continuare a credere in ciò di “cui si sa che non è”. Eppure è necessario rendersi conto del vero significato dei simboli, non solo per conservare tesori imcomparabili della nostra civiltà, ma per aprirsi una nuova via ad antiche verità che, per stranezza del loro simbolismo, sono perdute per la nostra ragione”. (C.G. Jung, 1942 – 1948).

La condizione dell’uomo contemporaneo è caratterizzata da una profonda carenza di autocoscienza, concetto quanto mai confuso con i precetti morali, le regole etiche e i principi spirituali delineati dalla norma civile e religiosa.  Per Jung “la norma diventa sempre più superflua in un orientamento collettivo della vita, e con ciò la vera moralità va in rovina. Quanto più l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale.” (C.G. Jung, 1921)

Eppure Giorgione rappresenta nello “scettro” il potere dell’autocoscienza di dominare gli istinti, di regolare le pulsioni e di contenere le passioni della mente, a significare la possibilità per ogni individuo di  percorrere fino in fondo, senza pericoli,  “la difficile traversata” dell’individuazione.

Tuttavia l’autocoscienza, così come è stata fraintesa in seguito, contiene in sè il germe della malattia che attanaglia da venti secoli  la coscienza occidentale. In nome della giustizia religiosa e sociale l’autocoscienza è diventata uno strumento di rafforzamento della “coscienza razionale” che di fatto inibisce l’ espansione delle potenzialità creative connesse all’esplorazione dell’inconscio, fino al punto di  reprimere ogni episodio di “follia divina”.

Il sentiero di individuazione rappresenta invece un ampliamento della sfera della coscienza razionale, uno sporgere oltre i limiti della coscienza razionale condivisa (le mura della città) e al di là dei condizionamenti determinati dall’inconscio (il bosco), quindi un orientamento trascendente.

Espandendo le facoltà della percezione simbolica (il ponte sul fiume) di esplorare il disagio psichico, l’alterità della coscienza sensoriale e l’instabilità inconscia delle sensazioni, l’artista implementa una adeguata “coscienza di relazione” (Animus) che gli consente di entrare in contatto con la “fonte dei simboli” (l’anima mundi) in grado di conferire valore alle cose, senso alle parole e significato alle immagini.

Ciò che una società codificata teme è una eccedenza di senso rispetto a quello che essa è in grado di controllare. Il vero rimossso della nostra civiltà non  è dunque l’ordine pulsionale, ciclicamente sovvertito dal cambiamento dei costumi, ma le potenzialità cognitive trascendenti, intese come ulteriorità di senso amplificate dall’esplorazione dell’inconscio e dalla conoscenza del  linguaggio simbolico con cui l’enigma (il Sè inconscio) di manifesta nelle opere della creatività umana.

“Il processo di individuazione è strettamente connesso con la cosidetta funzione trascendente, in quanto, mediante questa funzione, vengono date quelle linee di sviluppo individuali che non potrebbero mai essere raggiunte per la via già tracciata da norme collettive.” (C. G. Jung)

Solo recentemente James Hillmann ha assimilato la facoltà trascendente  al concetto  di “daimon” descritto da Platone nel mito di Er e reinterpretato  dalle favole barocche. Il daimon è l’istinto evolutivo che contiene in sè i semi della trasformazione del carattere in temperamento creativo, delle attitudini in vocazione artistica e delle abilità percettive in talento corporeo.

E’ il daimon che conduce l’anima (la fiaba della Principessa Biancospino) a realizzare la vocazione creativa (kleros, la mantellina bianca delle madrine) dopo essere stata prima nutrita nel grembo di Necessità (Ananke) e accompagnata a ratificare il destino prescelto davanti al fuso (Cloto), che da quel momento inizia a tessere per 19 anni la trama irreversibile (Atropo) dell’inconscio individuale (la principessa cade in un lungo sonno) in rapporto a quello collettivo (così pure gli abitanti del castello). Il destino spirituale di ogni essere è di giungere a percepire il senso della propria vocazione creativa.

Ognuno ha una propria personale vocazione (paraedigma) che persegue attraverso l’elaborazione di determinate immagini, schemi e modelli di trasformazione dell’energia psichica in consapevolezza, comprensione e conoscenza di sè (Anima) e del mondo (Animus).

Il sentiero dell’individuazione  è quindi un’operazione di dipanazione creativa del modello di nascita. Se pure si percepisce tutta in una volta, la si comprende solo lentamente e a volte occorre tutta la vita.

Per Giorgione l’inconscio è  la “condizione metereologica”  (la Tempesta)  in cui è possibile risvegliare il daimon (la folgore di Vulcano) e attivare i processi di trasformazione artistica dell’energia psichica in vocazione creativa (il corpo della madrina), l’unico rimedio che l’uomo dispone per  trasformare la libido in amore, creatività e coscienza di relazione (il bambino).