LA METAMORFOSI DELL’ANIMA
Il percorso compiuto dalla Vergine è di fatto una metamorfosi dell’anima nelle “potenze della mente intuitiva” che ”costringono” l’individuo a diventare consapevole dei sentimenti suscitati non tanto dai sensi corporei (Eva) o di quelli psichici (Venere) quanto piuttosto dal senso morale, etico e spirituale che emerge riflettendo sul significato delle esperienze dell”ingiustizia e della discriminazione e analizzando le opere, le parole e le omissioni di coscienza che testimoniano il millenario supruso compiuto dalla “libido” sulla “purezza” dell’anima.
La metamorfosi dell’anima intellettiva si compie in due cicli di tempo non sempre consecutivi, o perlomeno non sempre la seconda parte del percorso viene intrapresa e portata a termine. Gli alchimisti orientali e occidentali, fedeli a una tradizione ermetica che riconoscono nello sviluppo personalità spirituale una progressione geometrica generata dal numero 4, descrivono la metamorfosi costituita da due diverse “croci”.
La prima croce individua i quattro punti cardinali da cui è possibile accedere al centro dell’esperienza della prima fase caratterizzata nella sua essenza dalla “costruzione” del “senso di sè”, chiamato da Sant’Agostino “amor di sè” (amor sui). La seconda invece, nota a tutti per il suo invito esplicito a non oltrepassare i binari, ha la forma della “ x” denominata “croce di Sant’Andrea” e segna i quattro angoli della diagonale che individuano le quattro fasi critiche dello sviluppo del “senso di sè spirituale” (spirito mercurialis) che si “incarna” nelle fasi più dolorose della vita con una conseguente evoluzione della percezione della realtà.
Il passaggio da una fase all’altra è rappresentata metaforicamente da una linea retta intersecante il quadrato. Tale retta, ipotenusa di un un triangolo formato per due lati dall’analisi e percezione della realtà, descrive un periodo di tempo chiamato dagli alchimisti arabi “transitus mariae”.
Il “transito di Maria” immaginato dagli arabi e poi ripreso da San Bernardo nel XII secolo, allude a un processo neurobiologico di contenimento, purificazione e infine espansione dell’energia mentale (maria) all’interno del mesencefalo (Vergine) “collegato” ai sentimenti del cuore (Assunzione) e all ’emisfero destro ( Incoronazione) non molto diverso all’Ottuplice sentiero buddista immaginato iscritto all’interno del Mandala, formato da una triplice cinta di mura perforata da quattro porte di accesso.
Per procedere nella comprensione dei testi alchemici che sono poi alla base dell’incredibile sviluppo della “mariologia” per tutto il periodo medioevale, che si rifletterà poi nelle opere dell’arte e nei culti della chiesa, è indispensabile separarsi dal concetto di anima da redimere, istruire e da salvare, come se l’ essenza spirituale che dà vita e forma al corpo fosse di per sè inadeguata a compiere il proprio destino.
Per tutto il tardo medioevo la tesi degli alchimisti, specie quelli francescani che si ispirano alle opere di Aristotele, è che l’anima deve essere identificata con la “sostanza” del corpo; dalla qualità di tale sostanza non può che emergere una specifica “identità” dell’anima che non può essere nè fraintesa, nè disconosciuta poichè esprime il “carattere” dell’individuo.
La trattatistica medioevale è ricca di analisi e interpretazioni del carattere individuale e descrivono minuziosamente gli effetti indesiderati prodotti dall’eccesso di bile, dalla stagnazione del flegma, dal surriscaldamento del sangue oppure dalla persistenza dell’ umor nero.
Se all’interno dei fluidi corporei (la sostanza) prevale il metabolismo della “bile”, l’individuo esprimerà il carattere collerico. Se prevale invece il metabolismo determinato dal “flegma” il carattere evolverà nel linfatico, mentre se le sollecitazioni esterne influenzano il metabolismo del sangue allora il carattere potrà essere estroverso e ”sanguigno”, oppure introverso e ”melanconico” se l’energia sessuale (ormoni) verrà veicolata all’interno del fluido cerebrospinale.
Eredi dell’alchimia araba che matura a sua volta dalla gnosi alessandrina, gli alchimisti medioevali affrontano lo studio e l’analisi del ”carattere” in quanto manifestazione costante, universale e non alterabile dell’identità dell’anima considerata la sostanza stessa dell’Io, strettamente dipendente dalle trasformazioni chimiche, magnetiche e infine atomiche che avvengono nella struttura energetica del corpo.
Durante le fasi di transito dal metabolismo della bile nera alla bile bianca (regno animale), dalla linfa rossa a quello gialla (regno vegetale) si produce un cambiamento della materia dell’anima che permette all’individuo di accedere alle esperienze della mente (regno minerale), specie se il “potere di trasformazione” generato dall’energia sessuale viene veicolato verso lo studio e l’esercizio creativo.
La conoscenza degli umori e dei quattro caratteri si ripercuote anche sul piano filosofico. Con Tommaso D’aquino viene ristabilita una linea unitaria di anima-corpo che stabilisce il carattere metamorfico dell’anima. Nell’uomo c’è una “sola anima” che regola tutte le operazioni della persona in grado di presiedere sia alle operazioni superiori della sfera intellettiva sia a quelle della vita sensitiva e vegetativa. Perciò, “pur essendo semplice per essenza” notava Tommaso nel De Anima “l’anima è potenzialmente molteplice in quanto è principio (psico-neuro-biologico diremmo oggi) di svariate operazioni ” di grado e di qualità diversa.
Per gli alchimisti francescani ciò può avvenire per gradi e la nascita dell’unica anima (la nascita della Vergine) è di per sè un evento iniziatico perchè corrisponde al momento in cui il ricercatore oltrepassa la soglia del tempio di Delfi dominato dal glifo di Mercurio, simbolo dell’avvenuta trasmutazione dell’anima psichica (Eva) in anima sensoriale (Venere) e infine intellettiva (Vergine), ed entra nella dimensione dell’inconscio collettivo in cui pullulano i simboli della trasformazione e dagli archetipi della mente.
E’ per questo motivo che francescani di alto profilo intellettuale come Ruggero Bacone, san Bonaventura e Duns Scoto scateneranno un fuoco di obiezioni contro la visione tomistica dell’unica anima, che pur essendo corretta nella sua formula ”Tutta nel tutto e tutta in ogni singola parte” (Summa Theologiae) lasciava presupporre l’esistenza di una precisa gerarchia di valori tra gli uomini che non lasciava spazio all’autotrascendenza.
Disconoscere le potenzialità dell’anima di evolvere dalla sua matrice psichica significa provare l’individuo della libertà di conoscere se stesso, la propria origine e sostanza (Eva) e ritenere ininfluente lo sviluppo delle qualità creative e cognitive connesse all’espansione delle qualità sensoriali e dei talenti corporei (Venere) che permettono poi di percorrere fino in fondo l’ottuplice sentiero della metamorfosi dell’anima intellettiva (la Vergine) in anima razionale-intuitiva (la Madonna) e infine creativa-cognitiva (La regina del Cielo o Sophia).
Se si segue la logica francescana può prendere forma la prima croce che determina le linee guida temporali della metamorfosi dell’energia mentale (la Vergine) nelle qualità della mente, nelle virtù dell’anima intellettiva e nell’espansione dell’amor proprio in quanto fase che antecede la “generazione” immacolata del senso di sè (il Bambino interiore).

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