GLI ARCHETIPI DELLA MENTE
Il punto centrale della totalità psichica, rappresentata schematicamente da una croce, è in sè inconoscibile e agisce “come una calamita sui materiali disparati e sui processi inconsci, catturandoli gradatamente come in un reticolo cristallino. Non è quindi raro che il centro venga rappresentato anche come un ragno nella sua tela…” (Jung, simbolismo onirico e alchimia)
Lo sviluppo della mente, a cui generalmente diamo il nome di intelligenza, è un processo in parte naturale e in parte “artificiale”. L’intelligenza naturale segue un percorso comune a tutti gli individui e raggiunge il suo massimo livello di sviluppo al termine della fase di integrazione dell’animus maschile (consapevolezza di relazione) con l’anima (consapevolezza di sè) per le donne e dell’anima femminile con l’animus per gli uomini.
Gli alchimisti descrivevano questo stadio intermedio di sviluppo come intersecazione dei due triangoli intrecciati nella stella a sei punte. Solo a questo punto poteva avere inizio la vita spirituale “concessa” dall’espansione della mente nelle strutture translogiche e quindi nell’universo simbolico in cui emergono gli archetipi dell’inconscio e della trasformazione della libido nella coscienza del Sè.
Frate Basilio Valentino, un alchmista del XVI secolo, scrive in suo libro di essersi recato al Santuario di Compostella (Compos stellae) per ” comporre” la stella, simbolo della capacità della mente di seguire un processo logico “inverso” a quello naturalmente adottato dalla mente ”risvegliata” dal bisogno di soddisfare gli istinti primari.
Intrecciare i due triangoli, schematizzazione dell’Anima e dell’Animus, può essere un lavoro che richiede anni di riflessione, analisi e introspezione e di rinuncia alla vita mondana. Il “ritiro mentale”, di solito provvisorio nell’uomo moderno, equivale di fatto a un atto di introversione della pulsione psichica.
Ciò non richiede sacrifici poichè la mente giunge ad assimilare, nello stato di meditazione o di assorbimento nell’opera creativa e senza alcun bisogno di imposizione o di istruzione, l’archetipo della Vergine , modello di espansione dell’intelligenza nelle sei modalità della percezione: autoavvertimento, propriocezione, introspezione, riflessione, visualizzazione e meditazione.
L’archetipo della Vergine ”indirizza” l’alchimista ad entrare simbolicamente in “convento” (la Presentazione della Vergine al Tempio) per portare a compimento un triplice percorso di ”risveglio” delle qualità mentali”, “trasmutazione” dei sentimenti corporei nelle virtù dell’anima e “trasformazione” delle virtù in coscienza morale, etica e spirituale.
Il percorso compiuto dalla Vergine è di fatto una metamorfosi dell’anima psichica (Eva) e poi sensoriali (Elena/Venere) nelle “potenze della mente intuitiva” che ”costringono” l’individuo a diventare consapevole delle sensazioni , delle emozioni e dei sentimenti stimolati dai contatti, suscitati dalle relazioni e indotti dai rapporti con il mondo esterno.
La mente intuitiva, considerata dagli alchimisti di matrice femminile, opera per induzione, deduzione e intuizione, i tre fili che collegano fra loro le tre punte del triangolo femminile (con il vertice verso il basso) con le tre punte del triangolo maschile (con il vertice verso l’alto). Tale immagine è già presente nel Rosarium Philosophorum, un trattato alchemico che risale probabilmente al XIV secolo. La regina , simbolo della mente femminile, entra nella vasca ottagonale insieme al re , simbolo della mente razionale che opera per tesi, antitesi e sintesi, per generare la stella e indurre uno stato di canalizzazione dell’intuizione trascendente rappresentato dalla colomba bianca.


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