LA CROCE DEL SE’
Compiendo una accurata analisi dei sogni Jung giunge a distinguere un elemento psichico che si esprime per mezzo della “quaternità” che può essere descritta attraverso la forma della croce.
Al centro di questa croce esiste un punto fisso e immutabile, immobile e immortale, stabile e indifferente a ogni fenomeno esterno alla psiche definito da Jung con il nome di Sè, principio unificatore della totalità psichica (Atman) in cui gli opposti si attraggono o si respingono al fine di generare (Brahma), creare o distruggere (Shiva), mantenere ed espandere la materia/coscienza (Vishnù)
Jung preferisce offrire una interpretazione materialistica del centro e afferma che il Sè è “quel punto dove la psiche diventa inconoscibile poichè è lì che si fonde con il corpo”.
Se nel punto inferiore della croce (Fondo cielo) permane uno stato psichico alimentato da paure o suggestioni esterne, allora anche l’anima rimane esterna al corpo e si rappresenta attraverso immagini, sogni, desideri e pulsioni che attingono alla dimensione psichica collettiva, sia essa funzionale al contenimento dell’ansia, come la religione e i culti, oppure irrazionalmente proiettata a dominare e circoscrivere l’ignoto, come la magia e le superstizioni.
“Vi sono popoli ed epoche in cui l’anima è volta verso l’esterno, popoli ed epoche privi di psicologia; tali sono, ad esempio, tutte le civiltà antiche e tra queste, in particolar modo, l’egizia con la sua grandiosa obiettività e le sue non me1no grandiose confessioni di peccato…” (Jung). La presenza di fattori psichici individuali e collettivi (subconsci, inconsci e iperconsci) mantiene l’anima distaccata dal corpo e la proietta verso i punti esterni dei quattro angoli formati dalla croce che descrivono le quattro tappe di sviluppo dell’interiorità in rapporto alla costruzione dell’Io, dell’individualità, dell’identità di relazione e della personalità sociale.
La separazione dall’anima psichica (Eva) dal corpo (Adamo) ha dato origine alla religione, alla filosofia e alla psicologia dell’anima considerata come elemento da rassicurare, istruire e curare. La genesi della coscienza dualistica, per cui mi identifico nella Persona ma mi riconosco nel dialogo interiore, conduce l’individuo fuori da se stesso, al punto da considerare l’anima come ostacolo o elemento di compensazione.
La filosofia alchemica mira invece a riportare a consapevolezza dell’individuo nel suo centro vitale e spirituale (l’ombelico) , fino al punto in cui la psiche diventa inconoscibile e si fonde con il corpo. E’ in questo punto centrale , chiamato nodo di Brahma, che l’individuo può esprimere l’istinto evolutivo per cui non esiste più separazione tra gli opposti per cui l’azione non è più motivata dall’Io razionalizzatore o influenzata dai bisogni dell’anima e ogni cosa accade seguendo la logica del Sè istintuale.
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