PERCEZIONE: FAVOLE E NEUROSCIENZA

Esiste un legame di significati archetipici tra le vicende mitologiche, le narrazione delle favole e il funzionamento del cervello attivato dalla percezione  dell’immagine.  La neuroscienza concorda nell’affermare che l’immagine viene recepita fisiologicamente dalla retina e successivamente elaborata dal cervello medio (mesencefalo) in modalità inconscia , e solo in un secondo tempo, quando il cervelletto (il proencefalo) viene attivato dall’adrenalina attivata dalle ghiandole della testa regolate dalla pituitaria,  l’informazione viene veicolata verso i  due emisferi superiori (il diancefalo) per essere decodificata, per cui la percezione dell’immagine diventa una esperienza conscia di ciò che succede intorno intorno a me, qui e ora.

Ciò significa che le ghiandole del cervello svolgono una funzione fondamentale nel mantenere l’equilibrio biopsicosomatico  alterato dalla profluvio di immagini che provengono dalla realtà esterna. Alcune immagini vengono inibite, censurate e collocate in un fondo della memoria che genericamente Jung ha definito inconscio personale, mentre altre  vengono assimilate dalla parte razionale e cosciente del cervello al fine di soddisfare le condizione di sopravvivenza e garantire l’adattamento alle circostanze esterne. I processo di selezione  delle frequenze più idonee avviene  tramite la ghiandola pituitaria (ipofisi) che secerne ormoni in grado di  stimolare e inibire la produzione di adrenalina, causa di tutte quelle forme di reazioni istintive  geneticamente acquistite attraverso gli istinti. Inoltre influisce sul pancreas e quindi sul sistema simpatico e parasimpatico producendo stati di ansia o di rilassamento,  di eccitazione, iperattivismo e tensione nervosa,  oppure di sonnolenza, apatia, pigrizia.

Da questo semplice schema, definito dalla triangolazione ipofisi-surrene-pancreas emerge lo stato di attenzione di ogni individuo da cui nasce la sensazione di consapevolezza attiva di ciò che si percepisce attimo dopo attimo per cui diventa possibile  evolvere  nelle più evolute facoltà di decodificare il significato delle immagini, e degli eventi, nel momento stesso in cui il segnale viene assorbito  dalla ghiandola pituitaria, chiamata  dai filosofi  dello yoga tantrico: la ghiandola del “comando”.

La percezione è un fenomeno complesso. Lo studio della luce  inaugurato dagli alchimisti medioevali sfocia  durante il Rinascimento  nell’esaltazione  dell’archetipo di Afrodite  in quanto simbolo di una funzione in grado di modellare le pulsioni, contenere gli istinti e inibire la libido di possedere gli oggetti del desiderio.  Se si analizzano le  storie mitologiche   e le varianti favolistiche di Afrodite  in quanto  simbolizzazione di un  istinto mentale (archetipo)  diventa plausibile riconoscere  in ogni trama stadi diversi di trasmutazione della percezione in coscienza di sè (anima) e coscienza di relazione (Animus) .

Ad esempio, uno dei topòs più famosi del Rinascimento è rappresentato dalla vicenda di Psiche raccontata da Apuleio. La favola che il poeta latino rielabora da un canovaccio greco più antico può essere interpretata come la descrizione del fenomeno di circuitazione psichica-mentale che avviene in ogni neurone, per cui il bit di informazione può essere inoltrato alla corteccia cerebrale per essere elaborato dalle varie aree specializzate del diancefalo, oppure può essere interrotto, censurato e rimosso per essere collocato nell’ inconscio.

Quando uno stimolo esterno proviente dal sistema percettivo (regno di Afrodite) giunge nell’amigdala, la ghiandola specializzata nel trattare solo determinate frequenze poste nella fascia degli infrarossi, come ad esempio le immagini cariche di eros ma anche quelle censurate da tabù e autoinibizioni,  l’informazione infrarossa (l’emozione) può essere inviata nella corteccia cerebrale per essere sotto posta  a un processo di razionalizzazione (la principessa Psiche è promessa sposa di un vecchio Re che vive sulla sommità di una montagna), oppure può essere rimossa e collocata nell’inconscio onirico che si manifesta durante la fase di sonno (Eros diventa l’amante notturno di Psiche, ma le impedirà di conoscere il suo volto). Il fenomeno della razionalizzazione, inibizione della risposta e trasferimento dell’emozione sul piano inconscio conduce inevitabilmente alla “castità”, alla rinuncia ad affrontare non solo le esperienze dell’eros, ma anche la comprensione dei complessi personali e dei limiti trasmessi dall’educazione famigliare e religiosa che impediscono l’espansione della percezione sensoriale nelle funzioni mentali intuitive e trascendenti.

In assenza di freni inibitori subentrano invece “concupiscenza e curiosità”, le due sorelle (ipofisi e pineale) che spingono l’emozione suscitata dalla percezione ad attivare i circuiti psichici in grado di risvegliare l’energia sessuale (la cera della candela accesa cade sul petto di Eros), per cui i contenuti dell’emozione inconscia, fondamentale fonte di ispirazione per i poeti, gli artisti e filosofi dell’alchimia, si dilegua nella notte lasciando la principessa Psiche solitaria e affranta.

Lorenzo Lotto riprende il discorso “favolistico” realizzando nel “Trionfo della castità” una interpretazione psicologica del fenomeno attivato dalle due ghiandole del cervello. L’emozione  del cuore non viene razionalizzata ma  il carburante dell’amore, la massima espressione fisica del desiderio di conoscere ciò che è ignoto.

IL FILO DELLA CONOSCENZA DI SE’

Raffaello: Madonna con Bambino e cardellino

Il processo di integrazione della percezione femminile (Afrodite) nella coscienza corporea (Adone) è stato l’ingrediente fondamentale della civilizzazione dell’uomo e ha permesso il compimento di quel processo di “domesticazione” della pulsione inconscia (gelosia, vendetta, passioni e vizi) che, se da un lato inibisce l’apertura al mondo, stimolando l’introversione e la sublimazione della libido, dall’altra permette ad ogni individuo di eseguire una serie infinita di azioni vantaggiose, siano esse di utilità pratica o frutto della creatività interiore   .

Introversione della percezione e creatività emotiva nascono insieme sotto l’egida di Afrodite Urania, ma è tramite la funzione cognitiva che emerge l’archetipo di Madre Matrice consacrata dagli artisti rinascimentali a illuminare le quattro fasi di trasformazione della percezione corporea (le quattro dita della mano destra)  in consapevolezza mentale  (il pollice) del vissuto interiore  tradotto in parole e immagini (il libro)

Lo sviluppo della concentrazione mentale conquistata nelle fasi iniziali dell’autonalisi espande un primo grado di percezione psicologica (il cardellino macchiato di sangue) che illumina gradualmente il “filo della conoscenza” (il Bambino lo tiene nella mano destra) che condurrà alla comprensione e alla compassione del Cristo. Il “filo della conoscenza” non può che avere origine dalle facoltà dell’intelligenza emotiva cinestetica (il piede  del Bambino appoggiato sull’indice della madre) di stabilire un collegamento tra i contenuti della psiche, costituita da conscio e inconscio, e il sistema della percezione che ha il compito di regolare l’azione corporea sul piano  della soddisfazione dei bisogni.

MADRE MISERICORDIOSA

La formazione dell’Io e il suo rafforzamento in termini di coscienza, integrità, costanza, coerenza, affidabilità, senso pratico e propensione ad operare “sacrifici” in vista di un futuro migliore, qualità tutte ascrivibili al modello della Vergine, dipende dalla capacità di integrare “la funzione psicologica collettiva” con la “funzione psicologica individuale” che evolve dalla consapevolezza  degli istinti e dei bisogni, delle pulsioni e delle necessità, delle passioni e dei desideri che rappresentano il flusso dell’energia libidica da cui traspare la volontà di apparire e di affermarsi nel mondo in quanto personalità dotata di ego, volontà e fantasie da soddisfare.

La sintesi tra “funzione psicologica collettiva” e “funzione psicologica individuale” è codificata nell’archetipo della “Madre misericordiosa” realizzato da Piero della Francesca. La struttura della composizione riunisce sotto un unico mantello i quattro archetipi dell’anima di relazione che saranno protagonisti dei processi fondamentali di trasformazione della “prima materia” (Sè inconscio) in consapevolezza di sè (Anima maschile) e consapevolezza di relazione (Animus femminile).

Lo schema delle quattro coppie riprende una concezione che deriva  dai culti delle divinità dell’Olimpo e dei relativi  principi femminili di traformazione dell’energia sessuale nell’amore coniugale (Hestia), nella creatività concessa dall’arte della percezione (Afrodite), nella coscienza sociale che presiede alla formazione delle regole della convivenza (Minerva) e infine nella conoscenza dei rapporti simbolici che la psiche femminile instaura con la libido maschile (Pallade Atena).

Madre Misericordiosa “avverte” e quindi “trasmette”, a chi è in grado di comprendere il significato evolutivo dei rapporti d’amore, un processo psicologico complesso, articolato in quattro tempi distinti (la piccola croce), in cui è possibile imparare a contenere, inibire, sublimare e annullare la libido (i quattro uomini) e la pulsione psichica (le quattro donne), al fine di espandere, secondo il principio della conservazione dell’energia psichica, le sei “potenze femminili e maschili” che strutturano il “Trono della Vergine”.

GESU’ TRA I DOTTORI

Se confrontiamo le tappe  di conoscenza dell’anima da Jung con l’empirismo psicologico degli artisti e alchimisti rinascimentali, si può ravvedere una coincidenza di vedute che portano a comprendere le prime tre fasi di metamorfosi dell’anima inconscia (Psiche) nell’anima di relazione (Eva) fino a coincidere con l’anima introspettiva (Vergine Maria) in cui diventa attiva l’analisi intuitiva, psicologica e cognitiva delle sensazioni (i tre fili), delle emozioni e dei sentimenti corporei che strutturano il Logos alchemico (la stella), tramite cui è possibile comprendere il linguaggio dell’anima e riconoscere, dopo una certa esperienza psicologica, i gesti, i comportamenti e le parole che vanno nel senso opposto alla trascendenza.

Mentre Jung si limita ad avvertire la necessità di confrontarsi con  i contenuti spirituali presenti nelle antiche saggezze, il “Gesù dodicenne” dipinto da Durer descrive con sicurezza  il “punto critico” dell’esperienza cognitiva che i Dottori sembrano voler ignorare, ma invece ben visibile attorno ad essi, raffigurato  nei  volti deformati dei tre individui che si aggirano in mezzo a loro.

Il pollice di Gesù allude al primo nodo da sciogliere, quello più spinoso e difficile da riconoscere, poichè inestricabilmente collegato alle funzioni della libido. Non è possibile infatti evolvere in consapevolezza di relazione  se non si riconosce l’orribile presenza della libido affermativa, abile nel deformare immagini, parole, concetti e simboli, astuta nel manipolare verità, libri sacri e scritture “contabili”, e attenta a dirigere le potenzialità creative e cognitive dell’individuo verso fini esclusivamente egoistici e materialistici,  oppure verso i fini auspicati dal sistema sociale e dalla cultura di riferimento.

Se si analizzano le opere degli artisti rinascimentali alla luce di uno specifico codice numerico di classificazione degli istinti e degli archetipi  ad essi corrispondenti, è possibile ravvedere l’esistenza un percorso di conoscenza che conduce all’unico antidoto in grado di neutralizzare il male sulla terra: l’amore incondizionato di Madre Misericordiosa per tutti i suoi figli.

LA METAMORFOSI DELL’ANIMA

A. Durer: "Madonna del Rosario"

Il percorso compiuto dalla Vergine è di fatto  una metamorfosi  dell’anima  nelle  “potenze della mente intuitiva” che ”costringono”  l’individuo a diventare  consapevole  dei sentimenti suscitati non tanto dai sensi corporei  (Eva) o di quelli psichici (Venere)  quanto piuttosto dal senso morale, etico e spirituale che emerge  riflettendo sul significato delle esperienze dell”ingiustizia e della discriminazione e analizzando le opere, le  parole e le omissioni di coscienza che  testimoniano il  millenario supruso compiuto dalla “libido” sulla “purezza” dell’anima.

La metamorfosi dell’anima intellettiva si compie in due cicli di tempo non sempre consecutivi, o perlomeno non sempre  la seconda parte del percorso viene  intrapresa e portata a termine. Gli alchimisti orientali e occidentali, fedeli a una tradizione ermetica che riconoscono nello sviluppo personalità spirituale una progressione geometrica generata dal numero 4,  descrivono la metamorfosi  costituita da due diverse “croci”.

La prima croce individua i quattro punti cardinali da cui è possibile accedere al centro dell’esperienza della prima fase caratterizzata nella sua essenza dalla “costruzione” del “senso di sè”, chiamato da Sant’Agostino “amor di sè” (amor sui).  La seconda invece, nota a tutti per il suo invito esplicito a non oltrepassare i binari,  ha la forma della “ x”  denominata “croce di Sant’Andrea” e segna i quattro angoli  della diagonale che individuano le quattro fasi critiche dello sviluppo del “senso di sè spirituale”  (spirito mercurialis) che si “incarna” nelle fasi più dolorose della vita con una conseguente evoluzione della percezione della realtà.

Il passaggio da una fase  all’altra  è rappresentata metaforicamente da una linea retta intersecante  il quadrato. Tale retta, ipotenusa di un un triangolo formato per due lati dall’analisi e percezione della realtà,  descrive un periodo di tempo chiamato dagli alchimisti arabi “transitus mariae”.

Il “transito di Maria” immaginato dagli arabi e poi ripreso da San Bernardo nel XII secolo,  allude  a un processo neurobiologico di contenimento, purificazione e infine espansione dell’energia  mentale (maria) all’interno del mesencefalo (Vergine)  “collegato”  ai sentimenti del cuore (Assunzione) e all ’emisfero destro ( Incoronazione) non molto diverso  all’Ottuplice sentiero buddista immaginato iscritto all’interno del Mandala,  formato da una triplice cinta di mura perforata da quattro porte di accesso.

Per procedere nella comprensione dei testi alchemici che sono poi alla base dell’incredibile sviluppo della “mariologia” per tutto il periodo medioevale, che si rifletterà poi nelle opere dell’arte e nei culti della chiesa,  è indispensabile  separarsi  dal concetto di anima da redimere, istruire e da salvare, come se l’ essenza spirituale che dà vita e forma al corpo fosse di per sè  inadeguata a compiere il proprio destino.

Per tutto il tardo medioevo la tesi degli alchimisti, specie quelli francescani che si ispirano alle opere di Aristotele,  è  che l’anima deve essere  identificata  con la “sostanza” del corpo; dalla qualità di tale sostanza non può che emergere una specifica “identità” dell’anima che non può essere nè fraintesa, nè disconosciuta poichè esprime il  “carattere” dell’individuo.

La trattatistica medioevale è ricca di analisi e interpretazioni del carattere individuale e descrivono minuziosamente gli effetti indesiderati prodotti dall’eccesso di bile,  dalla stagnazione del flegma, dal  surriscaldamento del sangue oppure dalla persistenza dell’ umor nero.

Se  all’interno dei fluidi corporei (la sostanza) prevale il metabolismo della “bile”,  l’individuo esprimerà  il carattere collerico.  Se prevale invece  il metabolismo determinato dal “flegma”  il carattere evolverà nel linfatico, mentre se le sollecitazioni esterne influenzano il metabolismo del sangue allora il carattere  potrà essere estroverso e  ”sanguigno”,  oppure introverso  e  ”melanconico” se l’energia sessuale (ormoni) verrà veicolata all’interno del fluido cerebrospinale.

Eredi dell’alchimia araba che matura  a sua volta  dalla gnosi  alessandrina, gli alchimisti medioevali  affrontano lo  studio e l’analisi  del  ”carattere”   in quanto manifestazione costante, universale e non alterabile dell’identità dell’anima considerata la sostanza stessa dell’Io,  strettamente dipendente  dalle trasformazioni  chimiche, magnetiche e infine atomiche  che avvengono nella struttura energetica del corpo.

Durante le fasi di transito dal metabolismo della bile nera alla bile bianca (regno animale), dalla linfa rossa a quello gialla (regno vegetale)  si produce un cambiamento della materia dell’anima che  permette all’individuo di accedere alle esperienze della mente (regno minerale), specie se  il “potere di trasformazione”   generato dall’energia sessuale  viene veicolato verso lo studio e l’esercizio creativo.

La conoscenza degli umori e dei quattro caratteri si ripercuote anche sul piano filosofico. Con Tommaso D’aquino viene ristabilita una linea unitaria di anima-corpo che stabilisce il carattere metamorfico dell’anima. Nell’uomo  c’è una “sola anima” che regola tutte le operazioni della persona in grado di presiedere sia alle operazioni superiori della sfera intellettiva sia a quelle della vita sensitiva e vegetativa.  Perciò, “pur essendo semplice per essenza” notava Tommaso nel  De Anima  “l’anima è potenzialmente molteplice in quanto è principio (psico-neuro-biologico diremmo oggi) di svariate operazioni ” di grado e di qualità diversa.

Per gli alchimisti francescani ciò può  avvenire per gradi e la nascita dell’unica anima (la nascita della Vergine) è di per sè  un evento iniziatico  perchè corrisponde al momento in cui il ricercatore oltrepassa la soglia del tempio di Delfi dominato dal glifo di Mercurio, simbolo dell’avvenuta  trasmutazione dell’anima psichica (Eva)  in anima sensoriale (Venere) e infine  intellettiva (Vergine), ed entra nella dimensione dell’inconscio collettivo in cui pullulano i simboli della trasformazione e dagli archetipi della mente.

E’ per questo motivo che  francescani di alto profilo intellettuale come Ruggero Bacone, san Bonaventura e Duns Scoto  scateneranno un fuoco di obiezioni contro la visione tomistica dell’unica anima, che pur essendo corretta nella sua formula  ”Tutta nel tutto e tutta in ogni singola parte” (Summa Theologiae) lasciava presupporre l’esistenza di una precisa gerarchia di valori tra gli uomini che non lasciava  spazio all’autotrascendenza.

Disconoscere le potenzialità dell’anima di evolvere  dalla sua matrice psichica significa provare  l’individuo della libertà di conoscere  se stesso,  la propria origine e sostanza (Eva) e ritenere ininfluente lo  sviluppo delle qualità creative e cognitive connesse all’espansione delle qualità sensoriali e dei talenti corporei (Venere) che permettono poi di percorrere fino in fondo  l’ottuplice sentiero della metamorfosi dell’anima intellettiva (la Vergine) in anima razionale-intuitiva (la Madonna) e infine creativa-cognitiva (La regina del Cielo o Sophia).

Se si segue  la logica  francescana può prendere  forma la prima croce che  determina le linee guida temporali della metamorfosi dell’energia mentale (la Vergine)  nelle qualità della mente, nelle virtù dell’anima intellettiva e nell’espansione dell’amor proprio in quanto fase che antecede  la  “generazione” immacolata del senso di sè (il Bambino interiore).

GLI ARCHETIPI DELLA MENTE

La tela del ragno e simboli della trasmutazione nella stella

Il punto centrale della totalità psichica, rappresentata schematicamente da una croce, è in sè inconoscibile e agisce “come una calamita sui materiali disparati e sui processi inconsci, catturandoli gradatamente come in un reticolo cristallino. Non è quindi raro che il centro venga rappresentato anche come un ragno nella sua tela…” (Jung, simbolismo onirico e alchimia)

Lo sviluppo della mente, a cui generalmente diamo il nome di intelligenza,  è  un processo  in parte naturale e in parte “artificiale”.  L’intelligenza naturale segue un percorso comune a tutti gli individui e raggiunge  il suo massimo livello di sviluppo  al termine della fase di integrazione dell’animus maschile (consapevolezza di relazione) con l’anima (consapevolezza di sè) per le donne e dell’anima femminile con l’animus per gli uomini.

Gli alchimisti descrivevano questo stadio intermedio  di sviluppo come  intersecazione dei due triangoli intrecciati nella stella a sei punte.  Solo a questo punto poteva avere inizio la vita spirituale “concessa” dall’espansione della mente nelle strutture translogiche e quindi  nell’universo simbolico in cui emergono  gli archetipi dell’inconscio e della trasformazione della libido nella coscienza del Sè.

Frate Basilio Valentino, un alchmista del XVI secolo,  scrive in suo libro di  essersi recato al Santuario di Compostella (Compos stellae) per ” comporre” la stella,  simbolo della capacità della mente di seguire un processo logico  “inverso” a quello naturalmente adottato dalla mente  ”risvegliata” dal bisogno di soddisfare gli istinti primari.

Intrecciare i due triangoli, schematizzazione dell’Anima e dell’Animus,  può essere un lavoro che richiede anni di riflessione, analisi e introspezione e di rinuncia alla vita mondana. Il “ritiro mentale”, di solito provvisorio nell’uomo  moderno,  equivale di fatto a un atto di introversione della pulsione psichica.

Ciò  non richiede sacrifici poichè la mente giunge ad assimilare, nello stato di meditazione o di assorbimento nell’opera creativa e  senza alcun  bisogno di imposizione o di istruzione, l’archetipo della Vergine , modello di espansione dell’intelligenza nelle sei modalità della percezione:  autoavvertimento, propriocezione, introspezione, riflessione, visualizzazione e  meditazione.

L’archetipo della Vergine  ”indirizza”  l’alchimista ad entrare  simbolicamente in “convento” (la Presentazione della Vergine al Tempio)  per  portare a compimento un triplice percorso di ”risveglio” delle qualità mentali”, “trasmutazione” dei sentimenti corporei  nelle virtù dell’anima e “trasformazione”  delle virtù in coscienza morale, etica e spirituale.

Il percorso compiuto dalla Vergine è di fatto  una metamorfosi  dell’anima psichica (Eva) e poi sensoriali (Elena/Venere)  nelle  “potenze della mente intuitiva” che ”costringono”  l’individuo a diventare  consapevole delle sensazioni , delle emozioni e dei sentimenti stimolati dai  contatti, suscitati dalle relazioni e indotti dai rapporti con il mondo esterno.

Rosarium Philosophorum: il Re e la Regina intrecciano i fili

La mente  intuitiva, considerata  dagli alchimisti  di matrice femminile,  opera per induzione, deduzione e intuizione, i tre fili che  collegano fra loro le tre punte del  triangolo femminile (con il vertice verso il basso) con le tre punte del triangolo maschile (con il vertice verso l’alto).   Tale immagine è già presente nel Rosarium Philosophorum, un trattato alchemico che risale probabilmente al XIV secolo. La regina , simbolo della mente femminile, entra nella vasca ottagonale insieme al re , simbolo della mente razionale che opera per tesi, antitesi e sintesi, per generare la stella e indurre uno stato di canalizzazione dell’intuizione trascendente rappresentato dalla colomba bianca.

LA CROCE DEL SE’

Compiendo una accurata analisi dei sogni Jung giunge a distinguere un elemento psichico  che si esprime per mezzo della “quaternità” che può essere descritta attraverso la forma della croce.

Al centro di questa croce esiste un punto  fisso e immutabile, immobile e immortale, stabile e indifferente a ogni fenomeno esterno alla psiche definito da Jung con il nome di Sè, principio unificatore della totalità psichica (Atman) in cui gli opposti si attraggono o si respingono al fine di generare (Brahma), creare o distruggere (Shiva),  mantenere ed espandere la materia/coscienza (Vishnù)

Jung preferisce offrire una interpretazione materialistica del centro  e afferma che il Sè è  “quel punto dove la psiche diventa inconoscibile poichè è lì che si fonde con il corpo”.

Se nel punto inferiore della croce (Fondo cielo) permane uno stato psichico  alimentato da paure o suggestioni esterne, allora anche  l’anima rimane esterna al corpo e si rappresenta attraverso immagini, sogni, desideri e pulsioni che attingono alla dimensione psichica  collettiva, sia essa funzionale al contenimento dell’ansia, come la religione e i culti, oppure irrazionalmente proiettata a dominare e circoscrivere  l’ignoto,  come la magia  e le superstizioni.

“Vi sono popoli ed epoche in cui l’anima è volta verso l’esterno, popoli ed epoche privi di psicologia; tali sono, ad esempio, tutte le civiltà antiche e tra queste, in particolar modo, l’egizia con la sua grandiosa obiettività e le sue non me1no grandiose confessioni di peccato…” (Jung).  La presenza di  fattori psichici individuali e collettivi (subconsci, inconsci e iperconsci)  mantiene l’anima distaccata dal corpo e la proietta verso i punti esterni dei quattro angoli formati dalla croce che descrivono le quattro tappe di sviluppo dell’interiorità in rapporto alla costruzione dell’Io, dell’individualità, dell’identità di relazione e della personalità sociale.

La separazione dall’anima psichica (Eva)  dal corpo (Adamo)  ha dato origine alla religione, alla filosofia e alla psicologia dell’anima considerata come elemento da rassicurare, istruire e curare. La genesi della coscienza dualistica, per cui mi identifico nella Persona ma mi riconosco nel dialogo interiore,   conduce l’individuo fuori da se stesso, al punto da considerare l’anima come ostacolo  o elemento di compensazione.

La filosofia alchemica mira invece a riportare a consapevolezza dell’individuo nel suo centro vitale e spirituale  (l’ombelico) , fino al punto in cui la psiche diventa inconoscibile e si fonde con il corpo.  E’ in questo punto centrale , chiamato nodo di Brahma, che l’individuo può esprimere l’istinto evolutivo per cui non esiste più separazione  tra gli opposti per cui l’azione non è più motivata dall’Io razionalizzatore o  influenzata dai bisogni dell’anima e ogni cosa accade  seguendo la logica del Sè istintuale.

ANNUNCIAZIONE

Beato Angelico: "Annunciazione"

Beato Angelico: "Annunciazione"

Lo scopo dello Yoga e dell’Arte alchemica è di raggiungere uno stato di indipendenza da ogni fattore interno ed esterno definito generalmente come autocontrollo, autocoscienza e senso di sè.

Il discepolo e l’iniziato all’arte che vive e sperimenta fino il fondo l’archetipo della Vergine non subisce più alcun condizionamento o influenza esterna, nè alcun genere di controllo  in quanto diventa abile a  modellare la mente con “formule, preghiere, riti” e a veicolare la pulsione ad agire sul piano della “percezione, intuizione e ispirazione creativa”.

Sia il discepolo che l’artista (la Vergine) provano alla fine di un senso di auto-dipendenza che si alimenta da solo e  diventa il carburante di una ulteriore trasformazione del senso di sè (il Bambino Gesù)  in consapevolezza, comprensione e conoscenza di relazione  (Il Cristo).

Ma per generare un effettivo “senso di sè” (il Bambino), la “Vergine” deve risvegliare e sviluppare le qualità interiori della mente quali la “pazienza, la fermezza di propositi e il coraggio”. Così come  la filosofia alchemica  prevede tre gradi di  trasmutazione della mente, anche la mistica domenicana elaborata dal Beato Angelico  descrive  tre gradi diversi di risveglio delle qualità mentali, delle virtù e del temperamento spirituale.

Il “risveglio” avviene tramite una trasmissione diretta o indiretta di energia mentale (kundalini), chiamata dai tantrici ”Shaktipat”. In occidente il concetto di risveglio  assume le sembianze dell’Arcangelo Gabriele, emblema del processo di “trasmissione”  delle qualità mentali, di “canalizzazione” delle  virtù cardinali e di “fecondazione” dell’energia spirituale capace poi di generare il “Figlio di Dio”,  il senso di sè che è una diretta emanazione dei processi di razionalizzazione finalizzati all’evoluzione dell’anima peculiari del diancefalo (il Padre).

Fedele alla mistica Mariana concepita dall’ordine dei Certosini  nei primi decenni del XII secolo e divulgata ovunque da San Bernardo nei suoi Sermoni,  Il Beato angelico dipinge tre tipi di Annunciazione.

Osservando i dipinti si osservano variazioni sostanziali, sia nell’immagine stessa dei due protagonisti, sia per la moltiplicazione delle arcate architettoniche che alludono evidentemente ad una espansione  dell’energia “spirituale” all’interno del cervello.

Gabriele rappresenta  (Hermes in ariete)  il  veicolo dell’illuminazione delle qualità della mente (pazienza, fermezza di propositi e coraggio) che costituiscono aspetti fondamentali dell’autocontrollo. In secondo grado Gabriele (Hermes in leone) illumina sulle virtù della coscienza quali la forza d’animo (temperanza), la percezione dei valori (prudenza), la costanza (la fortezza) e l’equilibrio  (la giustizia). Senza  una conoscenza approfondita di queste virtù non ci può essere nessun controllo della mente e delle emozioni e neppure un concreta forma di autocoscienza.

Per due volte Gabriele annuncia che la Vergine è sul punto di diventare  “piena di Grazia”, “beata tra le donne”, “prediletta da Dio”, a rimarcare il carattere  fortemente iniziatico della terza esperienza (Hermes in sagittario) che segna l’ingresso nel regno dell’immaginazione e della coscienza creativa (le ali multicolori di Gabriele) .

Alla fine del processo  di trasmutazione dell’energia mentale in autocontrollo, autocoscienza e sensodi sè, La Vergine  concepisce il Bambino interiore, simbolo della generazione immacolata del “senso di sè creativo”  in grado di esprimere nel mondo esterno le qualità della mente, le virtù della coscienza e i crismi del temperamento spirituale (Gesù a Betlemme)  che evolveranno nell’Animus, Spiritus e Intellectus di relazione, (i tre doni che i Magi  portano dall’oriente)

La mente inconscia (Nascita della Vergine)

Raffaello: "Trasfigurazione"

Arte e Yoga si trovano alle estremità di uno stesso  processo di trasformazione della mente che si compie attraverso l’assorbimento in ciò che si sta facendo, la meditazione, la contemplazione, la purificazione e la padronanza di sè.

Quando il guru impone la mano sopra il capo del discepolo trasmette una suggestione ipnotica che ha il potere di modellare e trasmutare la mente secondo un preciso codice di sviluppo.  Gli esperti di ipnosi sperimentano sugli schizofrenici  il potere di influenzare, suggestionare e manipolare  la loro mente con il semplice  gesto di una mano associato al tono della voce.

A questo scopo vengono utilizzati schemi ripetitivi  che hanno l’effetto di addormentare la mente conscia  e di far emergere la mente inconscia, considerata dai mistici l’involucro ideale  su cui innescare il lavoro di “trasmutazione metallica” del piombo saturnino nell’Oro della mente che il discepolo (la Vergine) dovrà compiere dentro se stesso.

Il mantra produce un effetto ipnotico che conduce a uno stato di profondo rilassamento e assorbimento nella mente inconscia,  ma lo stesso effetto si ottiene durante la preghiera o immergendosi nel proprio lavoro, perseguendo così  la regola benedettina “hora et labora”.  Per la sua capacità intrinseca di operare con la mente inconscia l’artista rappresenta  l’archetipo della Vergine in grado di esplorare ed espandere le potenzialità della mente e di portare a compimento la  ”perforazione” delle cinque membrane  che condurranno infine a “trasfigurare” nella Mente Assoluta, la mente perfetta in grado di “innalzarsi” dal mondo della materia e di  entrare in contatto con gli strati  più profondi della psiche  (arte nigrescente), della coscienza (arte rubescente) e dell’intelletto intuitivo (arte albescente).

A questo proposito non si può non riflettere sul significato dell’evento della  ”Trasfigurazione di Cristo” sul  Monte Tabor dopo aver miracolato il malato di mente  schizofrenico dalla nascita. Dopo essersi allontanato dai tre discepoli, metafora di un triplice processo di purificazione della mente istintiva (tamas) , di trasmutazione della mente creativa (rajas)  e di trasformazione della mente cognitiva  (sattva) nella luce raggiante che contraddistingue l’ espansione dell’anima (l’energia spirituale) fuori dal corpo,  Cristo si innalza verso il cielo e comunica con il Profeta Elia  e con Mosè.

Il significato dell’evento corrisponde allo stadio finale di penetrazione nella “mente inconscia collettiva” dove regnano  gli archetipi delle mente che emergono dai processi di contenimento della pulsione istintiva in autocoscienza (Mosè e le tavole della Legge) e di trasformazione dell’energia sessuale nei poteri della telepatia e della chiaroveggenza (Elia sale al cielo sopra un carro di fuoco).

I giochi di coscienza

Ekaterina Panikanova: "giochi della mente"

La mente e la coscienza sono tra loro interdipendenti come il terreno e l’albero. Non esiste una buona o una cattiva coscienza,  ma diversi e variegati stati di consapevolezza, comprensione e conoscenza della natura umana, della realtà oggettiva, dei  paradigmi cognitivi e delle leggi spirituali.

La coscienza di per sè può essere immaginata come un luogo virtuale dove avvengono infiniti schemi di autorappresentazione, di manifestazione dei processi di identificazione e di espressione dei bisogni evolutivi dell’anima che hanno come protagonista l’Io.

La tragedia greca, così come oggi il cinema,  è  il luogo virtuale per eccellenza in cui si dipanano  i giochi di amore o di crudeltà, di interesse e di contrapposizione, di esaltazione o di decadenza delle virtù che costellano l’Olimpo della coscienza “umana,  semidivina e divina”.

La mente è il tavolo di gioco dove l’individuo gioca le sue carte,  simbolo delle potenzialità espressive,  delle abilità creative e delle risorse cognitive di cui può disporre.  Più la mente è in grado di sostenere, servire e “puntellare” l’Io nel suo processo di crescita e di espansione nel mondo sociale, più l’individuo costruisce il proprio mondo e si identifica in ciò che fa, pensa e crede di essere.

Se la mente è debole affiorano minacciosi e potenti i  meccanismi subconsci,  le idiosincrasie inconscie e l’identificazione in modelli trasmessi dell’iperconscio collettivo  (religione, ideologie, scuole di pensiero..) che producono il sistema degli alibi, di manipolazioni della realtà e degli oscuri tentativi di eliminazione dei sensi di colpa o di inferiorità.

I giochi della coscienza sono definiti dai dodici archetipi che costellano il movimento della mente (l’Universo) intorno al Sè (il Sole). Hanno inizio  nel momento in cui  la “mela del desiderio” diventa il “frutto della conoscenza”. Nelle  fasi di introversione della pulsione creativa la mente evolutiva  (il serpente) spinge  l’anima psichica (Eva),  a perseguire il piacere disobbedendo agli ordini imposti dalla coscienza razionale (il Padre).

L’introversione della pulsione creativa avviene, ad esempio, quando ci si  impone di seguire una dieta, di osservare delle regole, di rimanere casti,  di  perseguire uno scopo che non ci  interessa veramente, oppure quando viene inibita  quando siamo costretti all’osservanza di regole  spesso severe e autoritarie che ci obbligano a rimanere nei limiti e negli ambiti che ci sono concessi.

Il fenomeno genera forme di compensazioni inconscie per cui si pensa in continuazione al cibo, al sesso, all’oggetto del desiderio che ci viene negato, oppure risveglia i sentimenti della vergogna (la foglia di fico), del pudore e improvvisamente si arrossisce perchè il nostro corpo comunica cose che contraddicono le nostre parole.

Mentre l’introversione della pulsione psichica spinge al ragionamento, alla riflessione  e quindi alla formazione di un primo nucleo di consapevolezza dei sentimenti corporei  (Venere) e delle richieste provenienti dal mondo esterno (Marte), l’introversione del desiderio di esprimersi e di avere successo  all’esterno stimola il desiderio di esaminare le parole (Saturno) e le immagini (Venere), di studiare i simboli e le metafore, di approfondire gli aspetti nascosti delle relazioni e delle cause prime.

L’arte e la filosofia sono due aspetti di questo secondo atto di trasposizione dell’energia psichica sul piano dell’introspezione e della riflessione. Studiare,  scrivere, leggere e utilizzare i talenti manuali diventano un bisogno psicologico di risolvere i conflitti interiori, di espandere la comprensione delle relazioni e tradurre il disagio psichico, l’instabilità emotiva e l’oscillazione inconscia in immagini, simboli, metafore, allegorie (mente translogica).

Il desiderio di conoscere spinge  a cercare di inquadrare ogni fenomeno all’interno di un scuola di pensiero, di un dogma o di una visione d’insieme in grado di rinsaldare  le deboli difesi dell’Io dalle  tentazioni mistiche , dal caos, dalla follia e dalle suggestioni irrazionali. L’introversione della pulsione cognitiva introduce il dubbio, la meditazione e la contemplazione distaccata come elementi fondamentali nela ricerca della verità.

E’ in questa terza fase di espansione della mente logica (la Vergine) nella mente translogica (la Madonna) che diventa possibile comprendere i giochi della mente (convinzioni, tentazioni, alibi, paure, inibizioni) e i corrispondenti “giochi di coscienza” che permettono alla persona (la maschera) di interpretare, o di rifiutare,  il  ruolo sociale  (moglie,  marito, artigiano, imprenditore, intellettuale, ecc)  incarnando gli archetipi della mente  (le case dello zodiaco),  espressioni di un preciso modo di  manifestare la libido, ovvero la volontà di  apparire e  di affermarsi nella società.

Non è possibile conoscere i giochi della coscienza senza averne fatto esperienza. Il gioco delle identificazioni ci permette di progredire e di specializzare la mente su  un campo specifico dell’esperienza. Non si diventa  “artisti” o “ingegneri” se non si assume anche la mentalità, l’atteggiamento, lo schema relazionale e il linguaggio specifico. Ciò significa che la natura umana possiede una plasticità intrinseca di modellare l’Io, l’identità e la personalità sociale, al fine di conseguire gli scopi prefissati dalla libido.

Il fenomeno è  universale.  Le donne modellano  il proprio aspetto e abbigliamento sulla spinta della libido di apparire belle e desiderabili, mentre gli uomini sono interessati ad esibire i simboli del successo professionale. La libido è la spinta propulsiva della trasformazione , ma per  evolvere sul piano mentale è indispensabile compiere il “sacrificio” della libido, poichè l’introversione sposta l’interesse verso l’interno, verso la conoscenza di sè.

Il sacrificio della libido, rappresentato dal simbolo della melagrana,  innesca un processo di autoconoscenza che  proietta la coscienza individuale  nell’universo degli archetipi, dei simboli e dei modelli spirituali della propria era. Per  la civiltà greca precristiana significava diventare “Nessuno”, il protagonista dell’Odissea della coscienza fino ai confini della psiche umana. Per la cività cristiana significa invece assumere su di sè il “gioco della coscienza di Cristo” che condurrà San Francesco  a sperimentare le stimmate e le sofferenze della Passione.

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